SciampittaASSOCIAZIONE CITTA DI QUARTO 1928
ASSOCIAZIONE CITTA DI QUARTO 1928


Nel 1928 Enrico Cabras fonda il gruppo folklorico “Città di Quarto” per tramandare le tradizioni popolari che già agli inizi del secolo scorso cominciavano a disperdersi.
Il gruppo ha sviluppato uno spettacolo che riprende ballo e canti tradizionali della nostra città e i più significativi della regione attraverso la ricerca delle tradizioni popolari.
Questo è il principio che lega la scuola di ballo e di tradizioni popolari, scuola aperta a tutti, formata da un gruppo di adulti e un gruppo di bambini.
Il gruppo inoltre ha partecipato e partecipa a numerose manifestazioni in Italia e all’estero.


I BALLI

Su ballu tundu
Il ballo sardo nasce spontaneamente tra i sardi, unito alla routine quotidiana, nelle cerimonie religiose e nei momenti di preghiera, restando ancorato a questi gesti.
Il ballo tondo è il ballo più antico del popolo sardo, nato certamente attorno ad un falò come danza rituale magico-erotica in onore del sacro fuoco.

Su ballu a tir’e pei e sa sciampitta o a sa scellerata
Attenendosi a finti risalenti al 1700, a Quartu e dintorni si esegue una particolare lotta, usata per risolvere diversi problemi: due uomini, tenuti ognuno da due “padrini”, si sfidano cercando di colpirsi con calci alle gambe e agli stinchi. Questa lotta è stata abbandonata, ma ne è rimasto il segno indelebile nel ballo, dove i calci vengono sostituiti da passi di danza. Sa sciampitta può essere intesa come una sfida di danza tra abili ballerini.

Su ballu de is muccadoris
Significa “ballo dei fazzoletti”, in questo ballo è evidente la supremazia dell’uomo sulla donna, in quanto ne guida due con dei fazzoletti. Una seconda interpretazione potrebbe essere quella del potere femminile sull’uomo.

Su ballu de is isposus
E’ una danza che si svolgeva per festeggiare la creazione di una nuova coppia di fidanzati e per augurare loro il formarsi di una famiglia felice.

S’arrusciada
Significa intreccio. Sempre presente la figura della croce, unita al continuo intrecciarsi dei ballerini che sembrano inseguirsi senza mai incontrarsi, fino a creare un’allegra e vorticosa serpentina che sottolinea ulteriormente l’unione di sacro e profano tipica della danza sarda.

Su ballu de beranu (ballo di primavera) o rituale di Adone-Babbay
Con l’arrivo sull’isola dei Punici i riti di Adone si fusero insieme a quelli in onore al Sardus Pater (del solstizio d’estate), entrambi emblema del significato propiziatorio del rifiorire della natura. Alcuni elementi di questa antica paganità si riscontrano ancora nella sesta di San Giovanni a Quartu S. E. Il rituale riprende il mito del semidio Adone: il suo arrivo sulla terra, la sua morte ad opera del cinghiale (l’inverno, incarnazione del male), la sua resurrezione opera dell’amante Proserpina (o Persefone, sposa del dio degli inferi Ade o Plutone), l’esultanza e i festeggiamenti dei presenti che formano cerchi, serpentine e fanno riverenze al semidio risorto.

Su ballu cantau
Ballo in cui alla musica si accompagna la voce che guida i ballerini nei loro movimenti. Il cerchio e la croce sono, in questo ballo più che mai, un chiaro riferimento al soprannaturale, pagano prima e cristiano poi.

Su brinchidu (saltello)
Il ritmo pare essere vivace, in realtà è molto cadenzato, melanconico e aggraziato, forse risente del costume salottiero tipico del ‘700. La figura principale del ballo è la croce, vivacizzata dalle continue giravolte dei ballerini.

Il rituale dell’Argia
E’ un rituale taumaturgico con cui si libera un individuo dall’effetto della puntura di un ragno, denominato dalla cultura popolare “argia”. L’argia colpisce durante i lavori della mietitura provocando uno stato tossico che nell’antichità ha sempre fatto pensare ad una sorta di possessione demoniaca. Il malcapitato potrà essere liberato con un rituale consistente nella formazione di un corpo esorcistico che, per tre giorni, dovrà ricercare lo stato civile dell’argia (nubile, vedova o sposata). Alla identificazione si giunge tramite canti e danze corrispondenti ad ognuno degli stati civili, finchè al terzo giorno l’argiato si riconosce in uno di essi. A questo punto l’argia è sconfitta e termina lo stato di possessione dell’argiato. Tutto si conclude con i festeggiamenti per la guarigione del ragazzo.

Sa danza
Ballo tipico del centro Sardegna, brioso nei passi e nella musica, che ripropone attraverso diverse figure ternarie i simbolismi magici e spirituali tanto presenti nella nostra cultura.

Il rituale di Sant’Antonio
E’ il ballo della festa di Sant’Antonio che si svolge la notte del 16 Gennaio. In molti paesi della Sardegna si va nel bosco a cercare una quercia cava, la madre del bosco. L’albero viene tagliato e portato nella piazza del paese dove al calar della notte si incendia creando un falò attorno a cui si balla e si canta. All’alba si raccolgono i carboni per accendere il fuoco nelle case, mentre le ceneri vengono sparse sulle terre in simbolo di prosperità.

Il rituale dei pescatori o la pesca del tonno
La pesca del tonno era ed è ancora diffusa sull’isola e in tempi antichi veniva praticata anche a Quartu.
Il rituale inizia con la preparazione delle reti e delle attrezzature necessarie per la pesca, quando tutto è pronto il rais (capo pesca) dà l’ordine al corteo di recarsi in mare. Sul luogo stabilito si forma il quadrato di reti dove avverrà la mattanza
 dei tonni (camera della morte) appena eseguite le preghiere di rito. Terminata la pesca il corteo si dirige verso il paese dove si festeggerà per il rientro dei pescatori e la pesca.